|
|
|||||||||||||||
![]() |
|
||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||
|
attualità
|
|
||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||
|
“L’abusivismo aumenta, Cava
non è più la valle di un
tempo”
Attività edilizia frenetica con
grossi costi per la comunità, compreso il cedimento dei
portici
Francesco Romanelli
La sua disanima del fenomeno
è attenta e circostanziata. Una colata di cemento sta
inghiottendo totalmente la vallata metelliana. «Il
fenomeno subisce delle impennate - continua - allorché
ci si trova in presenza di un preannunciato condono edilizio.
Riguada un po’ tutti i ceti sociali e, paradossalmente,
alcune volte coinvolge direttamente o indirettamente anche chi
è preposto alla tutela del paesaggio e della vigilanza.
Per battere cassa, il Governo afferma che il condono edilizio
è una voce in entrata di bilancio, mentre sappiamo che
essa è un capitolo di spesa. Infatti, condonati gli
immobili, sono le Amministrazioni Pubbliche (cioè la
collettività) a dover affrontare la spesa delle opere di
urbanizzazione e la fornitura dei servizi essenziali. E’
la stessa cosa, in piccolo, che succede quando in un condominio
si procede alla sopraelevazione dell’edificio: saltano le
tabelle millesimali; bisogna verificare la stabilità
dell’intero edificio; bisogna verificare e adeguare le
condotte comuni eccetera, e il costo finale del turbato
equilibrio si vuole ripartirlo su tutti i condomini. Rispetto
alle entrate del condono, si è stimato che la Pubblica
Amministrazione affronta una spesa pari a cinque-sei volte
superiore. Un’altra considerazione, non secondaria,
è quella che il territorio subisce delle profonde
trasformazioni ed è necessario un aggiornamento, molto
spesso un rifacimento, della cartografia di base, prima, e
della strumentazione urbanistica territoriale, comunale ed
esecutiva, poi. Un operazione del genere viene a costare per la
nostra città alcuni miliardi delle vecchie lire. Chi
costruisce senza il rispetto della legge, in sintesi, crea un
danno notevole all’intera collettività, in termini
di danno ambientale (con tutte le ripercussioni sulla
qualità della vita, eccetera) oltre al danno economico
che citavo prima. Basta poco per creare ferite e danni
irreparabili al paesaggio, inteso come paesaggio delle
attività umane».
C’era una volta la campagna
«Nel corso di questi ultimi anni -
prosegue Lambiase - a causa dello sviluppo dell’edilizia
abusiva è venuto a mancare quasi del tutto alla nostra
città un bene di inestimabile valore: la campagna. Aveva
un grande pregio per la sua bellezza che caratterizzava
l’ambiente cavese, e per l’ecomomia
dell’intera comunità. E’ stata utilizzata,
purtroppo, come un vero e proprio serbatoio per la speculazione
edilizia. Un bene che non è stato adeguatamente
tutelato. La campagna è così scomparsa. Era un
segmento importante del nostro territorio, un cuscinetto
naturale che serviva a salvaguardare il centro dalle frazioni.
In luogo della campagna cavese è sorto un agglomerato di
case anonime, costruite in fretta e senza regole, senza
accorgimenti particolari, col potenziale rischio per futuri
disastri. E’ questo un fenomeno deleterio che trova i
primi segni in nuce già nella stesura della prima
edizione del Piano Regolatore Generale del 1957. I dati ivi
contenuti, quali presupposti dell’elaborazione, erano
totalmente sballati. All’epoca venne preventivata per la
nostra città una crescita della popolazione
all’anno 2000 di circa 90.000 abitanti! Ciò ha
creato le premesse per uno spreco di territorio sottratto
proprio alla campagna e all’agricoltura, e destinato ad
un improbabile sviluppo industriale (fallito negli anni
sessanta-settanta) prima, e destinato alla speculazione
edilizia, poi. Nel corso degli anni si è verificato un
incremento del numero dei vani abitativi superiore alla stessa
popolazione residente».
Neanche il centro storico si è
salvato dal fenomeno dell’abusivismo edilizio, questa
volta “legalizzato e ufficializzato”. «Con la
legge 122, meglio conosciuta come legge Tognoli sui parcheggi,
si sta verificando una sorta di rimodellamento del tessuto
urbano - ribadisce Lambiase - trasformando radicalmente le
famose quinte storiche, come amava definirle la vecchia
commissione paesaggistica, che tanto caratterizza la parte
storica della città. Gli interventi si sono focalizzati
su quei pochi giardini storici ancora rimasti intatti, in cui
di tanto in tanto spunta “la tavola delle presenze
arboree”, vero e proprio strumento urbanistico
particolare ed esecutivo, che non sempre viene esibito. Tutto
ciò per far posto a parcheggi e garage che assumono
valori di mercato che non di rado sfiorano i sette milioni
delle vecchie lire al metro quadrato».
Problema centro storico
«I fondi della 219 sulla
ricostruzione, che sono stati utilizzati per il recupero del
Borgo Scacciaventi e per il centro storico - conclude Lambiase
- paradossalmente, hanno causato danni da post-ricostruzione.
Ho seri dubbi che la causa principale delle problematiche
statiche dei portici dipenda da infiltrazioni di acqua che pure
ci potrà essere. Io le considero solo modeste concause.
Quando i proprietari degli immobili hanno ottenuto e utilizzato
i fondi per la ricostruzione non hanno fatto altro che
trasformare sensibilmente il sistema costruttivo preesistente,
aumentando di conseguenza il peso degli immobili. Sono stati
sostituiti i vecchi solai in legno e il tetto, con quelli in
cemento armato. Spesso si è reso abitabile
l’ultimo livello con evidente aggravio di peso sulle
strutture sottostanti, in particolare i portici, con
conseguente cedimento. E’ stata come una martellata su di
un chiodo. L’effetto è lo stesso. Caso molto
strano che i fenomeni di instabilità e dissesto dei
portici si sono verificati solo a partire dal dopo-sisma del
1980. Anche per questo, purtroppo, a pagarne le conseguenze
sono i cittadini tutti, che contribuiranno al ripristino coi
soldi della collettività. A monte, come spesso accade,
ci sono i mancati controlli. Per queste, chiamiamole
eufemisticamente, sviste, la città, anzi uno dei centri
storici più belli del mezzogiorno, nel corso degli anni
dovrà subire altri rattoppi».
Pubblicato nel mese di marzo 2004 su
Panorama Tirreno
|
|
||||||||||||||
|
|
|||||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
| ||||||||