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“L’abusivismo aumenta, Cava
non è più la valle di un tempo”
Attività edilizia frenetica con grossi costi per la comunità, compreso il cedimento dei portici
Francesco Romanelli
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Nel comune metelliano l’abusivismo edilizio è dilagante. Efficace in tal senso l’affermazione dell’architetto Emilio Lambiase che ci ha ricevuto nel suo studio per analizzare il problema nelle varie sfaccettature. «In questo periodo – dice - c’è un’attività edilizia frenetica, stanno venendo su come funghi centinaia di costruzioni abusive ex novo, oltre ai piccoli abusi, che faranno crescere il conto finale a qualche migliaia di richieste di condono».
 La sua disanima del fenomeno è attenta e circostanziata. Una colata di cemento sta inghiottendo totalmente la vallata metelliana. «Il fenomeno subisce delle impennate - continua - allorché ci si trova in presenza di un preannunciato condono edilizio. Riguada un po’ tutti i ceti sociali e, paradossalmente, alcune volte coinvolge direttamente o indirettamente anche chi è preposto alla tutela del paesaggio e della vigilanza. Per battere cassa, il Governo afferma che il condono edilizio è una voce in entrata di bilancio, mentre sappiamo che essa è un capitolo di spesa. Infatti, condonati gli immobili, sono le Amministrazioni Pubbliche (cioè la collettività) a dover affrontare la spesa delle opere di urbanizzazione e la fornitura dei servizi essenziali. E’ la stessa cosa, in piccolo, che succede quando in un condominio si procede alla sopraelevazione dell’edificio: saltano le tabelle millesimali; bisogna verificare la stabilità dell’intero edificio; bisogna verificare e adeguare le condotte comuni eccetera, e il costo finale del turbato equilibrio si vuole ripartirlo su tutti i condomini. Rispetto alle entrate del condono, si è stimato che la Pubblica Amministrazione affronta una spesa pari a cinque-sei volte superiore. Un’altra considerazione, non secondaria, è quella che il territorio subisce delle profonde trasformazioni ed è necessario un aggiornamento, molto spesso un rifacimento, della cartografia di base, prima, e della strumentazione urbanistica territoriale, comunale ed esecutiva, poi. Un operazione del genere viene a costare per la nostra città alcuni miliardi delle vecchie lire. Chi costruisce senza il rispetto della legge, in sintesi, crea un danno notevole all’intera collettività, in termini di danno ambientale (con tutte le ripercussioni sulla qualità della vita, eccetera) oltre al danno economico che citavo prima. Basta poco per creare ferite e danni irreparabili al paesaggio, inteso come paesaggio delle attività umane».
C’era una volta  la campagna
«Nel corso di questi ultimi anni - prosegue Lambiase - a causa dello sviluppo dell’edilizia abusiva è venuto a mancare quasi del tutto alla nostra città un bene di inestimabile valore: la campagna. Aveva un grande pregio per la sua bellezza che caratterizzava l’ambiente cavese, e per l’ecomomia dell’intera comunità. E’ stata utilizzata, purtroppo, come un vero e proprio serbatoio per la speculazione edilizia. Un bene che non è stato adeguatamente tutelato. La campagna è così scomparsa. Era un segmento importante del nostro territorio, un cuscinetto naturale che serviva a salvaguardare il centro dalle frazioni. In luogo della campagna cavese è sorto un agglomerato di case anonime, costruite in fretta e senza regole, senza accorgimenti particolari, col potenziale rischio per futuri disastri. E’ questo un fenomeno deleterio che trova i primi segni in nuce già nella stesura della prima edizione del Piano Regolatore Generale del 1957. I dati ivi contenuti, quali presupposti dell’elaborazione, erano totalmente sballati. All’epoca venne preventivata per la nostra città una crescita della popolazione all’anno 2000 di circa 90.000 abitanti! Ciò ha creato le premesse per uno spreco di territorio sottratto proprio alla campagna e all’agricoltura, e destinato ad un improbabile sviluppo industriale (fallito negli anni sessanta-settanta) prima, e destinato alla speculazione edilizia, poi. Nel corso degli anni si è verificato un incremento del numero dei vani abitativi superiore alla stessa popolazione residente».
Neanche il centro storico si è salvato dal fenomeno dell’abusivismo edilizio, questa volta “legalizzato e ufficializzato”. «Con la legge 122, meglio conosciuta come legge Tognoli sui parcheggi, si sta verificando una sorta di rimodellamento del tessuto urbano - ribadisce Lambiase - trasformando radicalmente le famose quinte storiche, come amava definirle la vecchia commissione paesaggistica, che tanto caratterizza la parte storica della città. Gli interventi si sono focalizzati su quei pochi giardini storici ancora rimasti intatti, in cui di tanto in tanto spunta “la tavola delle presenze arboree”, vero e proprio strumento urbanistico particolare ed esecutivo, che non sempre viene esibito. Tutto ciò per far posto a parcheggi e garage che assumono valori di mercato che non di rado sfiorano i sette milioni delle vecchie lire al metro quadrato».
Problema centro storico
«I fondi della 219 sulla ricostruzione, che sono stati utilizzati per il recupero del Borgo Scacciaventi e per il centro storico - conclude Lambiase - paradossalmente, hanno causato danni da post-ricostruzione. Ho seri dubbi che la causa principale delle problematiche statiche dei portici dipenda da infiltrazioni di acqua che pure ci potrà essere. Io le considero solo modeste concause. Quando i proprietari degli immobili hanno ottenuto e utilizzato i fondi per la ricostruzione non hanno fatto altro che trasformare sensibilmente il sistema costruttivo preesistente, aumentando di conseguenza il peso degli immobili. Sono stati sostituiti i vecchi solai in legno e il tetto, con quelli in cemento armato. Spesso si è reso abitabile l’ultimo livello con evidente aggravio di peso sulle strutture sottostanti, in particolare i portici, con conseguente cedimento. E’ stata come una martellata su di un chiodo. L’effetto è lo stesso. Caso molto strano che i fenomeni di instabilità e dissesto dei portici si sono verificati solo a partire dal dopo-sisma del 1980. Anche per questo, purtroppo, a pagarne le conseguenze sono i cittadini tutti, che contribuiranno al ripristino coi soldi della collettività. A monte, come spesso accade, ci sono i mancati controlli. Per queste, chiamiamole eufemisticamente, sviste, la città, anzi uno dei centri storici più belli del mezzogiorno, nel corso degli anni dovrà subire altri rattoppi».

Pubblicato nel mese di marzo 2004 su Panorama Tirreno
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