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Incuria e degrado per l’antica fontana “de li Papi”
Ristrutturata solo pochi anni fa ora erbacce, scritte e crepe ne oltraggiano l’ultracentenaria bellezza
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Franco Romanelli
La fontana “de li Papi” che si trova nella frazione Sant’Arcangelo, nei pressi della chiesa della Madonna del Carmine, versa nel più completo abbandono. Erbacce, alcune scritte e numerose crepe esterne ed interne alla struttura minano la sua ultracentenaria bellezza. E’ strano che proprio nell’anno del Millenario della fondazione dell’abbazia benedettina della Santissima Trinità venga lasciato nel più completo abbandono un tesoro artistico di grande valenza che si trova proprio sulla via del cenobio benedettino. La cosa grave è che spesso qui alcuni individui incuranti del bello lavano persino le loro autovetture.
Ubicata in un luogo molto appartato nei pressi di un torrente, la fontana “de li Papi”,  è stata l’ispirazione anche del grande pittore olandese Pitlòo che l’ha ritratta. Il dipinto si trova attualmente presso il museo “Correale” di Sorrento. Un’altra tela (acquarelli e matita) della celebre fontana si trova esposto alla mostra di Santa Maria del Rifugio che si conclude il prossimo 18 dicembre denominata “Cava e la sua abbazia nei paesaggi della cultura europea”. Tra le ottanta opere vi è anche la fontana “de li Papi” di un pittore anonimo che l’ha immaginata non nel luogo dove è stata costruita ma a “San Francesco” in un vero e proprio “contesto fantastico”.
Dal XVIII al XX secolo la città metelliana è stata meta di un grande flusso di viaggiatori che hanno dato vita al Grand Tour. Visitarono la città, rimanendo innamorati delle sue bellezze paesaggistiche ed architettoniche, importanti personaggi del tempo come Goethe e Kniep (1787), Bourgeois (1804). Michallon (1817), Wan Day (1820), Coignet(1821), Lady Blessington (1823-26), Muller (1829), Walter Scott (1831), Vanderburch (1833) e John Ruskin(1841).
La caratteristica fontana” abbandonata all’usura del tempo e alle mani vandaliche dell’uomo è molto bella anche durante le ore serali. L’ avvolgono le luci fioche di alcuni lampioni sistemati in posti strategici. Nonostante il tempo e l’abbandono ancora conserva intatto il suo antico fascino. Secondo Salvatore Milano, cultore di storia locale, la fontana è stata quasi sicuramente eretta da artigiani cavesi. Le pietre usate per la sua costruzione, per i mascheroni e gli abbellimenti esterni, richiamano i portali della Chiesa delle Clarisse di Pregiato (1687), quelli della Chiesa di S. Pietro a Siepi (1710) e di San Nicola di Pregiato.
Nei giorni scorsi è stato presentato, sempre in occasione del Millennio benedettino, il libro della storiografa locale, Lucia Avigliano, a numerose scolaresche della città.
In un suo appassionato intervento ancora una volta l’Avigliano ha voluto stimolare l’interesse dei presenti ad “accendere i riflettori sui tesori d’arte di cui la città è ricca”. La fontana “de li Papi” è un classico esempio.

Panorama Tirreno, dicembre 2011
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