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attualità
Il capitalismo infantile
che non ci fa rinunciare a nulla
Riflessioni alla luce del pensiero di Amos Oz
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Patrizia Reso
Durante una fila in banca, in attesa del mio turno, mi sono soffermata su dei manifesti affissi nei locali. Tre i soggetti:
1 - un uomo dall’aspetto maturo, su di una moto
2 - una donna sorridente e sicura di sé, in un ambiente intuitivamente di lavoro
3 - una coppia di giovani colleghi, intenti a visionare un progetto.
Tutti e tre  con una frase ad effetto: Rinunciare ad un desiderio, nemmeno per sogno. Sarà stata l’attesa, c’erano oltre venti persone a precedermi, sarà che già mi aveva colpito vedendolo affisso all’esterno, ma non ho potuto fare a meno di pensare come fosse diventato riduttivo il nostro vivere. Non si lavora per una realizzazione personale, oppure per mettere in pratica gli studi di una vita, o ancora e semplicemente perché un lavoro dovrebbe consentire di poter vivere, mettere su famiglia, avere una casa, ma per soddisfare desideri, per non rinunciare a nulla, per un “capitalismo che ci rende tutti infantili, ci dice che la felicità consiste nel comprare un determinato prodotto” (Amos Oz).
E’ un azzardo sostenere che questi manifesti sono diseducativi? Consapevole che rispondono a leggi di marketing ben precise, ritengo che creino non solo false promesse, ma (e questo è l’aspetto più grave) falsi obiettivi da raggiungere per sentirsi soddisfatti e stare bene con se stessi.
Si deve produrre per consumare sempre più. E’ un cerchio da cui non ne usciamo se non acquisendo la consapevolezza che la conoscenza ci induce a fermarci e riflettere. Forse è proprio questo che i politici non vogliono: la nostra sosta e la nostra riflessione, direttamente conseguente. Sempre rubando le parole dello scrittore israeliano Oz, aggiungo che non c’è da meravigliarsi perché “anche la politica assieme ai media è ormai parte dell’industria di trattenimento” e resta completamente inascoltato il desiderio di autodeterminazione e di partecipazione dei popoli, da rendere sempre più sottomessi e docili per la realizzazione di  politiche liberiste. A tal uopo anche l’immagine diventata necessaria da coltivare: continuare ad essere giovani, nonostante l’avanzare degli anni, per continuare a non rinunciare a nulla. Credo che noi rappresentiamo l’ultima generazione cresciuta ed educata a non ottenere tutto e subito, a rinunciare a qualcosa, ad un paio di scarpe o a una gita scolastica se era necessario, oppure ci invitavano a fare il “fioretto” durante il mese di maggio, per chi riceveva anche un’educazione religiosa. Sempre più spesso si legge di adolescenti pronte a prostituirsi pur di indossare l’ultimo abito griffato o l’ultimo accessorio di grido e il tutto passa completamente inosservato all’interno del nucleo familiare, forse perché indaffarato a dover produrre e a restare giovane.
Concludo con ancora delle parole di Amos Oz: “Io vorrei che tornassimo adulti  e responsabili delle nostre azioni.”.

Panorama Tirreno, ottobre 2017