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attualità
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Storie di lunga attesa per un’abitazione vera
Patrizia Reso
Ascoltiamo dalla voce di Salvatore Sorrentino e Antonella Minella la loro
storia. Entrambi sono rappresentanti del Comitato Casa che sta seguendo le
alterne vicende per l’acquisizione del diritto ad avere una casa.
Sono noti ai vari amministratori che si sono succeduti, insieme a Salvatore
Avella considerato la memoria storica, per la passione con cui partecipano alle
varie e relative iniziative.
Sono tra gli organizzatori delle folcloristiche manifestazioni di protesta che
hanno focalizzato di nuovo l’attenzione sulle loro condizioni, sempre e solo col fine di sapere a che punto
fossero i lavori, specie da quando vedono di fronte ai prefabbricati in cui
vivono, il cantiere ormai silenzioso da tempo, le case che già subiscono le intemperie impietose delle stagioni e sono costretti ad assistere
impotenti anche ad atti di vandalismo che si consumano a loro danno.
“Non trovo lavoro perché vivo in un container
Salvatore Sorrentino. È un bel ragazzo, alto, simpatico, gioviale, ben educato. È nato a maggio del 1982 e forse è stata la prima nascita registrata all’interno dei prefabbricati. Il container fu assegnato alla mamma, Filomena,
quando era ancora in dolce attesa. Fino ad allora erano stati ospiti presso la scuola Don Bosco. Quindi la “fortuna” di accedere ad un prefabbricati leggero, insieme al resto della famiglia, che
all’epoca vedeva anche una zia che è convolata a nozze nel 2006, uno zio che poi è andato a vivere per conto proprio, e la nonna. «Nonna purtroppo ci ha lasciato poco più di un mese fa e ci ha lasciato col desiderio di vedere una casa, di morire in
una casa. I suoi ultimi giorni li ha trascorsi in ospedale ed ha preferito
chiudere lì la sua esistenza. La famiglia si è ridotta parecchio nel frattempo. Oggi siamo rimasti solo io e mamma. Da che
eravamo tra i primi in graduatoria siamo stati spostati al 233° posto. Chissà con le nuove normative se la vedremo mai una casa! A dicembre scorso siamo
stati chiamati dal Comune per l’assegnazione, sulla carta, di un appartamento. Certo, solo sulla carta, però dopo trent’anni si accende la speranza, provi una gioia immensa anche a mettere solo una
firma! Ma da dicembre ormai è tutto fermo. Questa speranza è svanita in un attimo! Non si è attuato più il Piano di Mobilità, si è iniziato a procedere ad assegnazioni a macchia di leopardo…
In questi anni non posso dire di avere avuto grandi problemi. È vero, sono cresciuto qui, ma ho giocato e studiato come tutti i ragazzi della
mia età. I problemi, quelli veri, sono subentrati dopo il diploma. Ho conseguito il
diploma di elettrotecnico presso l’Istituto Focaccia di Salerno, quindi la Patente Europea per il computer. Ho
iniziato a presentare domande di lavoro, a sostenere colloqui, selezioni… Ma in genere, anche se si dovesse presentare uno spiraglio di possibilità d’occupazione, appena leggono sulla mia carta d’identità che risiedo nei prefabbricati, iniziano a tentennare e le possibilità si riducono drasticamente. Non ti dicono nulla in faccia, ma dalla loro
espressione si capisce: pensano, che se vivo nei prefabbricati non sono
affidabile e tendono a fare di tutta l’erba un fascio». Segue del silenzio, un pesante silenzio sia da parte mia che sua. «Ho necessità di lavorare, non solo perché ormai ho 28 anni, ma anche perché la pensione di nonna non c’è più. E poi sono fidanzato! Anch’io ho diritto a farmi una famiglia come tutti! Ma oltre le difficoltà oggettive che esistono nel mondo del lavoro, devo affrontare anche quella di
suscitare una credibilità ed una fiducia bacate dai pregiudizi».
“C’è da lottare con topi, serpenti… e con l’amianto”
Antonella Minella. «Inizio dal 2003, quando sono venuta qua. Morta mia zia, che era la titolare del
prefabbricato, mio zio, rimasto vedovo, mi chiese di raggiungerlo con la mia
famiglia qui. Noi allora vivevamo ad Avellino e, in quel particolare momento
eravamo in cerca di casa, quindi abbiamo accettato di buon grado. Dopo un po’ mio zio però si risposa e lascia me, mio marito e i nostri tre figli qui, a continuare a
vivere nel prefabbricato. Abbiamo aggiornato la situazione e ripresentato la
domanda. Per reinserirci in graduatoria, siamo in regola, dato che risultiamo
da prima del 7 luglio 2004, data limite stabilita dal Comune oltre la quale non
sono riconosciuti gli occupanti. Siamo venuti qui che mio figlio aveva 11 anni,
la seconda 10 e la terza 3. Sono cresciuti qui. Stanno crescendo qui, nel senso
che per il momento continuiamo a stare qui. Tutti i giorni c’è da lottare con l’amianto. Insidioso perché colpisce e non te ne accorgi. Con i topi, con i serpenti, con l’abbandono in cui versa la zona, con la mancanza di spazio… Mio figlio, il maschio, dorme in una stanza di un metro per un metro. La rabbia che ho io non è tanto perché non ti danno ancora una casa, ma perché ti prendono in giro. Oggi una data, domani un’altra, dopodomani un’altra ancora… E poi la rabbia, forse ancora più grande, è che siamo definiti quelli dei prefabbricati, con lo stesso disprezzo che puoi
avere per gli zingari (e non è il nostro caso), anzi peggio ancora! Cerchi lavoro? Vieni scartato, sei dei
prefabbricati. Vuoi intervenire in una discussione al Comune? Vieni scartato,
sei dei prefabbricati! Siamo etichettati come quelli dei prefabbricati e non
abbiamo né diritti né doveri. Anzi doveri sì! Paghiamo la spazzatura come un appartamento al centro. Anzi è stata anche maggiorata dopo l’ultimo censimento delle abitazioni, poiché hanno considerato veranda questo spazio all’entrata che ognuno di noi ha chiuso con un cancelletto giusto per metterci
qualcosa dentro! Paghiamo l’affitto di 16 euro mensili. Certo, la quota è irrisoria, ma si consideri che interventi di manutenzione straordinaria non
sono stati mai fatti (in alcuni prefabbricati i pannelli del soffitto,
impregnati di umidità, cadono e non interviene nessuno: tanto dovete andare via!), ad esclusione,
molto raramente, della pulizia dalle erbacce.
Noi dobbiamo solo pagare! Perché poi stiamo nella spazzatura (vengono anche da fuori per abbandonare rifiuti),
non abbiamo manutenzione, non c’è derattizzazione, abbiamo tombini aperti dove ci possono cadere bambini… Quando tempo fa l’abbiamo fatto presente all’assessore Carleo, ci è stato risposto tanto ve ne dovete andare!
Qual è il timore più grosso? Che a furia di fare imbrogli, a furia di fare favoritismi qua non ce n’ascimme! Perché hanno voluto adottare la storicità: va bene! Sono contenta perché è giusto che sia così! Io sono occupante e sono venuta dopo, però non basta dichiarare che sono entrata dall’83 senza presentare il decreto. Ti dicono “vabbuò lo porti poi”… Si va a fiducia? Non si fa più uso delle carte? Storicità su quali basi se i decreti non si trovano? Vogliamo parlare della commissione
provinciale? Addirittura si dice che un componente è stato indagato per illecito… Alla fine siamo sempre noi a pagarne le conseguenze! A volte anche per una
domanda che risulta incompleta, perché manca una fotocopia: non sempre dipende da noi! Niente di più semplice che l’incaricato abbia avuto una dimenticanza oppure l’abbia omessa per distrazione, la pratica risulta errata, vieni escluso e
automaticamente devi ripresentarla. Non solo i tempi si allungano, ma anche i
costi aumentano notevolmente poiché i ricorsi sono a carico nostro e per ogni ricorso si parla di 1.000 euro! Come
può un anziano con pensione sociale affrontare questa spesa? Ma se dici queste cose
poi ti denunciano per calunnia, per diffamazione».container”
Panorama Tirreno, ottobre 2011
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