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attualità
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L’amministrazione ha deciso: no al teatro di prosa. Al suo posto un albergo per
disabili in Piazza Amabile
Patrizia Reso
Il Teatro Comunale segnò una stagione culturale e turistica molto incisiva per la città di Cava.
Purtroppo con l’avvento del cinema prima e del fascismo poi, il Teatro cadde nel totale
abbandono, sino a giungere al recupero come sede municipale più vicino ai giorni nostri.
L’esproprio sollevò non poche polemiche, tant’è vero che il progetto trovò la sua realizzazione solo a distanza di quindici anni, ma la prevista crescita
culturale e turistica, nonché commerciale ipotizzata dall’Atenolfi fu più che confermata dai fatti che seguirono.
Maggio 2010: alcuni cittadini, tesserati e non, che condividono la mozione “Città Democratica” presentata per il prossimo dibattito congressuale del PD cavese, si sono fatti
promotori di una petizione finalizzata “all’immediata realizzazione del Teatro, come da progetto approvato e già finanziato nell’ambito del PIU (Piano Integrato Urbano). E’ quanto recita il foglio su cui si appongono le firme.
C’è da chiedersi che necessità ci fosse di organizzare questa raccolta, dato che il programma elettorale
distribuito dalla coalizione che sosteneva Marco Galdi, affermatosi come
sindaco, prevedeva, parimenti al programma Gravagnuolo, la realizzazione dello
stesso in piazza Amabile, ex Lentini.
L’ex assessore Rossana Lamberti, portavoce del gruppo, ne ha illustrato le
motivazioni imputabili alla proposta di variazione deliberata dalla Giunta in
data 15 maggio, che consiste nel sostituire il progetto della realizzazione del
teatro con quello di un albergo per disabili, nonostante siano stati stanziati
già 5 milioni di euro.
Questi ultimi sarebbero dirottati al recupero del Palazzetto di Pregiato, altra
ipotesi di intervento che dovrebbe andare a soddisfare la richiesta di eventi e
il teatro di prosa nel contempo. Qualche perplessità sorge.
La notizia ha suscitato un vespaio di polemiche. Molti gestori di attività commerciali hanno investito in zona con la speranza che la realizzazione del
teatro potesse ammortizzare le spese e creare prospettive di crescita in
futuro. Altrettanto dicasi per il settore turistico. E’ pregiudiziale infatti l’idea che siano pochi eletti gli appassionati di tragedie, melodrammi o satire,
specialmente oggi che i cartelloni teatrali hanno una maggiore diffusione in
scala territoriale. Per concludere l’imput culturale che apporterebbe alla città un palcoscenico degno di questo nome non è assolutamente da sottovalutare. Equivarrebbe all’apertura di una finestra sul mondo circostante, consentirebbe la presa in
considerazione di strumenti e mezzi fuori dal circuito ordinario, l’ipotesi di nuove attività occupazionali, lo schiudersi della provincia all’umanità variegata.
Forse troppo per Cava de’ Tirreni!
Alle precedenti considerazioni bisogna aggiungere il disorientamento nell’opinione pubblica nell’apprendere l’ipotesi di concepire una struttura ad hoc per diversamente abili, contemplata in
un progetto più ampio che vedrebbe Cava de’ Tirreni assurgere a livello nazionale perchè luogo ideale per villeggiature “diverse”, destinato cioè ai diversamente abili. Anche questo tema è stato portato in campagna elettorale ed ha provocato le reazioni di coloro che
vedono nel diversamente abile un patrimonio umano da valorizzare e integrare
nel cerchio sociale ed economico in modo armonico, e coloro che confondono una
politica “assistenzialista” con la panacea risolutiva delle barriere intellettuali, prima che
architettoniche, vero handicap della nostra società.
Panorama Tirreno, agosto 2010
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