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I problemi sul tavolo della Giunta Galdi
Pier Vincenzo Roma
Nella prima fase del suo impegno, Galdi deve subito affrontare dei problemi di grande rilevanza: l’ospedale, la crisi occupazionale, la questione parcheggi, il teatro, la Cavese…
Osserviamo che sulla sanità, pur avendo utilizzato una forma eclatante di segnalazione (l’incatenamento sotto la Regione) non si registrano ancora gli sperati segnali incoraggianti. Vero è che la crisi è seria ed alcune motivazioni non sono errate: il costo dei doppioni sullo stesso territorio, non sono più sostenibili. Va ribadito, però, che Cava, con tutto il rispetto, non è Sarno. Quest’ultima può benissimo gravitare su Nocera Inferiore, ma certamente la nostra città non può essere “subalterna” alla stessa Sarno.
Cava ha bisogno di un centro ben attrezzato per affrontare le emergenze: l’infartuato, ad esempio,  non arriva facilmente a Salerno o Nocera, può rimanerci per strada. E’ chiaro, invece, che non si può pretendere di avere tutti i reparti d’eccellenza sul territorio. Diciamo che sono state fatte scelte sbagliate, ma non tutti i medici sono esenti da colpe. Sono tra i maggiori portatori di voti, molti di loro sono stati e sono tuttora impegnati in politica, ergo non possono vantare quella verginità che alcuni vorrebbero sbandierare. Scelte scellerate sono state compiute, è innegabile una sorta di compartecipazione al sistema demitiano-bassoliniano che ha imperato in campo sanitario nella regione: questo è dovuto anche, e oso dire soprattutto, a coloro i quali avevano voce e competenze per parlare e non l’hanno fatto per convenienza, apatia, o altri misteri “nascosti”. Non ci meravigliamo nemmeno dei salti delle quaglie sanitarie sul carro di Caldoro. E’ un classico, questo, che appartiene ormai da decenni alla “nuova politica” dei nostri tempi grami.
Sulla crisi della Despar (e dell’Alvi già non si parla più?) non resta che sperare che i nuovi imprenditori abbiano le idee chiare sul rilancio del gruppo: si tratta di un marchio che tira, che ha un respiro internazionale. Piuttosto resta l’interrogativo su cosa sarà in grado di fare Della Monica: il progetto legato all’area delle Arti Grafiche Di Mauro avrà ancora un futuro? E le promesse fatte agli ex lavoratori di quell’azienda rimarranno lettera morta?
E’ chiaro che l’amministrazione comunale non può sostituirsi all’iniziativa economica privata: quel che ragionevolmente si può chiedere è che il Sindaco sia vicino ai lavoratori, stia attento a speculazioni e finanziamenti eventualmente non utilizzati, si adoperi per favorire iniziative economiche sane, in grado di creare nuova occupazione. Attenzione, dunque, a lacci, lacciuoli, malavita, speculatori e grande duttilità ed intelligenza per promuovere o favorire nuove attività (speriamo!) capaci di produrre lavoro e ricchezza.
In questo discorso si inserisce anche la polemica sul teatro. Che a Cava manchi non ci sono dubbi, credo tuttavia che non si possa pensare di far concorrenza al Verdi di Salerno, che dista appena 7/8 chilometri. La struttura progettata da Gravagnuolo (e già finanziata) per numero di posti e soprattutto per localizzazione, secondo me va bene.  Non si può non immaginarlo che al centro, il nuovo teatro. Aperto alle compagnie locali, a costi contenuti, pena la realizzazione dell’ennesima incompiuta. Francamente non capiamo l’idea dell’albergo per disabili, prospettata come alternativa nella piazza Lentini. Gli alberghi esistenti e le strutture che eventualmente sorgeranno dovranno esse stesse garantire sempre di più l’accesso ai diversamente abili. Pensare ad una struttura apposita mi fa pensare a costi di gestione ancora più alti di quelli ipotizzati per il teatro. Si ipotizzi, piuttosto, un uso variabile degli ausiliari del traffico. Quando necessari alcuni tra loro potrebbero essere destinati all’apertura del teatro da realizzarsi, lo ripetiamo, necessariamente nel centro della città.
Riguardo ai parcheggi, ci si pensi bene prima di ritornare al privato. Quest’utimo non potrebbe che perseguire la ricerca del profitto e, poiché gli spazi di sosta a pagamento sono quasi sempre pieni, è bene che gli incassi finiscano in mano pubblica. Si azzerino o almeno riducano piuttosto i costi di gestione della società, utilizzando il personale per scopi di pubblica utilità: i giardini pubblici, per dirne una, sono privi di sorveglianza…

Panorama Tirreno, agosto 2010